angoscia

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Blog per copioni, outsiders, ribelli,
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domenica, agosto 31, 2008
 
di Fabio Trovarelli  


Son già le otto di mattina e Furia apre il negozio di pesca con la chiave gialla, so anche che a quest'ora appena la lancetta scorre sulle otto e dieci Marionetta la mia prima amica comincia a vendere enciclopedie salendo per i condomini come un'acrobata e poi so anche, perché sono tre anni che succede la stessa cosa da queste parti, che Diapason inizia il primo di un'infinita identica serie di tragitti con il tram per gli stessi posti di Milano ridendo a tutti perché ormai la noia è tale che lui non vede più nessuno, come chi è abituato a sorridere per mestiere a dire grazie prego arrivederci si figuri, e poi si dimentica anche di saper piangere sinceramente con passione con le lacrime calde sulle labbra davanti allo specchio del bagno con un gusto crudele per la propria immagine che soffre da cani. Stamattina da qui vedo tutto da così in alto che Milano mi sembra una mappa storica del mio passato. Finalmente sono lucido, riesco a staccarmi di dosso l'angoscia. Riesco a seguire i vicoli, le strade le case in cui sono entrato, le porte da cui sono uscito. E' passato molto tempo da quella notte, ma non abbastanza perché io possa dimenticarmene. Quello che non so è come in questa città ci siano drogati così metodici e veleni così impietosi e bar così luccicanti con l'insegna Birra Pillole e Goldoni che ti scroccano centesimi a iosa solo per farti barcollare per strada e camminare come un tergicristallo nella stagione delle piogge. Avevamo molta roba quella sera lo dico sinceramente perché ormai l'abbiamo finita tutta. Avevamo molte idee e lo dico sinceramente perché non ne abbiamo realizzata ancora neanche una, le teniamo in cantiere come si dice, come il cantiere che è alla fine della sdrucciola in cui Pedro scatarrava salute sul ciglio del fosso e Hegel tranciava fili d'erba con un raggio affilato di piscio teso. Siamo stati lassù per tutta la notte, delle stelle non ci siamo neanche accorti. Ci siamo grattati la pancia e le palle. La Luna era così fulminata che bisognava cambiarle la lampadina alogena, ma non avevo voglia di salire fin lassù per svitare l'Universo. Cioè vorrei chiarire che il mio compito quella sera era di dimenticare con zio Pomes e nonna Moretti quanto è bella e naturale l'esistenza, quanto coraggio bisogna avere per respirare senza interferenze e rotture di coglioni esterni che da timorati ti impediscono di godertela, la vita dico, di godertela come tutti vorrebbero godersela. Il sacrificio non si fa mai verso un Dio, ma sempre verso un uomo, magari un uomo a cui vuoi bene, nascosto, subdolo, insospettabile, ma sempre verso un uomo a cui dai il nome di amico. Cioè vorrei che tu capissi comincia Pedro che ti convincessi cazzo che l'età conta fino ad un certo punto se sei una persona libera. Altrimenti hanno ragione quella serie di stereotipi che hanno montato l'inverno scorso per girare L'ultimo bacio e che molti hanno definito un buon film perché ritrae le crisi generazionali, dammi un goccio, io è una vita che sono in crisi generazionale, a me è solo il fatto di essere stato generato che mi mette in crisi. Tieni il goccio, ti ho capito, lascia un tiro, è bello non volersi troppo bene, c'è una gran voglia di vivere nell'uccidersi, ti ho capito Pedro, fa Hegel, dici che non bisogna farsi trascinare dalla marea, aprire negozi di pesca, vendere enciclopedie, guidare tram cigolanti, scopare almeno tre volte la settimana, filiare riprodursi fingere di amare e poi morire in pace, perché è la pace che si è inseguita per tutta la vita. La luna si è riaccesa di colpo perché una nuvola a quelle parole se l'è svignata per paura verso zone più tranquille. Le raganelle sibilavano  tra i cespugli come i pensieri di madre terra. La notte sfuma i contorni delle cose. Di colpo si sente ridere, c'è qualcuno che si ferma lì vicino a noi, una voce sottile di donna e quella pesante di un uomo. Spengono lo scooter, slacciano i caschi, c'è un attimo di silenzio. Noi siamo stesi sull'erba con la fronte rivolta in alto. L'erba ci circonda il corpo e ci riempie i polmoni. Dall'alto siamo come impronte, come sagome di gesso dopo un omicidio, siamo sdraiati. La stessa sensazione l'ho provata a Spello, continua Hegel, quando a Villa Panfili avevano finito i biglietti per il concerto e siamo rimasti stesi tra il grano ad ascoltare. Tu non ci crederai ma io quel concerto l'ho visto. Intanto lontano continuano a ridere, si avvicinano delle voci, si sentono dei rumori più precisi, l'erba fruscia, forse qualcuno si sta rotolando. Sono in due, sono una coppia, li vediamo da dietro le siepi. Noi ci siamo sistemati in cerchio, abbiamo appoggiato le bevande sul prato, con la roba, abbiamo prima acceso una candela poi ci siamo accontentati della luna, insomma di quell'alone biancastro pallido che scivolava sul campo, insomma siamo stati lì a guardarci in faccia e in alto come indiani sulle coste di Candelara. Lì ci ho passato la mia infanzia, faccio. Lì ci ho passato due domeniche pomeriggio risponde Hegel, e intanto stappa la birra con una soddisfazione tale che sembra quasi che abbia aperto un cratere di salute quando invece lui è gonfio, malato e lento come un maratoneta del bicchiere. Sei un alcolista anonimo, gli urla Pedro, fai schifo. Alcolista sì, ma anonimo non proprio, quello che mi ubriaca davvero non è l'alcool, è l'anonimato. E giù un sorso dei suoi con una goccia che gli esce di lato gli scorre per il collo e poi gli cola sulla maglietta.  Hegel ci passa una mano sopra, rutta e dice io, io cazzo avrei dovuto fare il pescatore, starmene in mare aperto tutto il giorno, parlare con i pesci, che almeno loro mi danno ragione, avrei dovuto seguire i consigli di Furia, lavorare con lui al negozio. Poi Pedro si toglie le scarpe dice guarda qua, non so più dove bucarmi. Ha le clark che esalano un fetore di preistoria che sono ricolme di sangue sudore e chilometri. Da quando l'ho conosciuto ha sempre avuto quelle scarpe ai piedi: pioggia sole neve caldo freddo lui camminava lì dentro ovunque, insomma al Pistoia Blues ci è venuto con quelle, alle feste di Ghigo uguale, a Praga lo stesso, lui è un cittadino del mondo, cioè per lui il mondo è sempre lo stesso perché le scarpe sono sempre quelle. Guarda che piedi, mi fanno male ogni volta che li appoggio, devo imparare a volare. Poi quell'odore al quale mi stavo abituando, perché ci si abitua a tutto, se n'è andato confezionato da quattro laccetti consumati scomparsi sotto i jeans stracciati. Pedro si è sbottonato i pantaloni  e ha cominciato a toccarsi. Ve la do io la sega adesso, ve la do io la sega adulta! Io e Hegel non ci abbiamo neanche fatto caso, noi dovevamo discutere e distinguere sulla distinzione medioevale tra concetto formale e concetto obiettivo, cioè tra la sega come intellezione assoluta, data, perfetta nel cielo dei concetti del pensiero supremo e la sega percepita, obiettiva appunto, diminuita rispetto alla sega di Dio perché conosciuta solo tramite l'uccello di Pedro e non attraverso il gran prepuzio celeste. Dammi un goccio, mi fa Hegel, ok, dammi un tiro, faccio io. Lo squallore non fa parte della nostra coscienza, abbiamo esautorato ogni giudizio estetico, abbiamo lasciato solo vaghi, ma validi giudizi vitalistici. Il vento non soffiava più, la luna si era fulminata un'altra volta. O ti senti morto o ti senti vivo, abbiamo ridotto tutto a questo. Credi nelle coincidenze? Si, da circa tre mesi. Perché? Lo saprai quando riuscirò a pubblicare il mio romanzo. Il cazzo di Pedro ha una vena molto pronunciata che curva appena sulla sinistra come una cicatrice naturale, non ha un cazzo lungo,  ma molto duro, sempre duro, lui è convinto che sia questo quello che piace alle donne, ognuno crede in ciò che l'aiuta a vivere dice ridendo, ma ogni donna è diversa, ognuna trova il proprio piacere come vuole. Quella che si rotolava di fianco a noi con il ragazzo per esempio si divertiva a farsi passare i fili d'erba tra i peli della figa e a farsela mordicchiare improvvisamente come se l'erba diventasse di colpo affilata. Emetteva piccoli gemiti sottili, da gatta, perfidi, lui invece mugugnava come un orso roditore, si stava sfamando del pane della vita. Li vedevamo appena. Ci veniva da ridere. Il prato era così folto che potevamo stare tranquilli ad ascoltare spiando senza essere visti, come voyeurs come telespettatori come spettatori come tifosi come lettori, come in gran parte dei piaceri umani che hanno in comune proprio una percentuale di perversione voyerista che oscilla tra la malattia e la salute, insomma tra una normale occasione di seguire una scopata altrui e la sfrenata libidine di quel tossico di Pedro che continuava a massaggiarsi a urlare adesso ve la do io la sega adulta! Dicevano che per le sdrucciole qualche mese prima avevano violentato una negra con dei nunchaku fino ad ucciderla. Da qualche parte ci doveva essere ancora l'odore del sangue. Hegel si è messo a camminare carponi annusando con gli occhi fuori dalla testa, con la testa infilata nell'erba, con l'erba infilatasi nella sua testa fino a farlo sragionare, come un segugio, con il ghigno mefistofelico e demoniaco che piaceva a Pedro, dicendo lo sento lo sento l'odore delle vene di quella troia squarciata delle sue meningi spappolate sento le sue urla sento lo sperma di quei due giovani assassini eccitati non è passato molto tempo è successo qui ne sono sicuro arrivano vibrazioni le sento arrivano arrivano…Gli altri due intanto erano nudi, lei aveva un bel corpo, un po' logorato dal tempo, con i fianchi un po' larghi, ma proprio un bel corpo e gli stava avvinghiata come un'ostrica stringendogli attorno le braccia e la schiena mentre lui la spingeva contro il prato. Poi l'ha girata, le ha detto ti amo pecora bruca, bruca per me, sono il tuo pastore Bauvet, adoro le cose biologiche, odio il sesso transgenico, bruca smarrita, bruca pecorella smarrita! E ha cominciato a incularla facendola avanzare ogni volta di  cinque centimentri. Le chiappe sbattevano dolcemente, ma lei stringeva i denti. Rimanevano le strisce sull'erba. Lei più che un gatta adesso sembrava una cagna. Ci stavamo divertendo, ci stavamo divertendo così tanto che Hegel ha smesso di camminare carponi e ci siamo ristesi tutti e tre per essere ancora più nascosti, anzi Pedro era già steso. Ci siamo guardati un po' preoccupati. Mangia, smarrita mangia, bruca! Lei non riusciva quasi a respirare. Hegel ogni tanto si girava e mi fissava con le pupille dilatate. Il tipo le ha piantato le mani sulle spalle a ha cominciato a spingerla verso di sé. Lei era incastrata tra le sue mani e il suo cazzo, soffriva e godeva allo stesso tempo, sembrava che piangesse. Dammi un goccio, dammi un goccio, che scena! Pedro mi ha passato la boccia e poi si è risteso quatto quatto. Lasciali fare, ve la do io la sega adulta, guarda qua! Basta con i piedi! Ha chiuso gli occhi per cinque minuti masturbandosi lentamente. Io e Hegel guardavamo prima la smarrita e poi Pedro, prima lei e poi lui. Ormai c'erano solo concetti obiettivi, non credo che esistano davvero concetti formali per quello a cui stavamo assistendo. Ho provato la stessa sensazione di quando Camilla l'anno scorso nel giro di due giorni ha deciso di invitarmi a casa sua, di farmi sedere sul divano e di slacciarsi lì davanti a me il body nero per poi pisciare sul pavimento guardandomi negli occhi. Di quelle pisciate gialle lunghe, intense, ricche di profumi che sembra che siano state tenute in serbo per l'occasione. Camilla ha finito di pisciare mi ha dato un bacio sulla fronte e se n'è andata, cioè mi ha detto puoi andare e io ero così sconvolto che me ne sono andato davvero. Non l'ho più vista nuda, ma da quel giorno siamo diventati amici. Adesso mentre quella ragazza si prendeva stantuffate lunari mi tornava in mente Camilla e la chiazza di piscio larga fin sotto il suo divano. Ma quella che avevo di fronte era solo la Moretti che Hegel aveva versato per terra. Avevo una strana sensazione di dejà vu. L'orso intanto sudava molto, teneva stretta quella ragazza senza mollare un attimo la presa, lei aveva la bocca piena d'erba, lui gliela riempiva, lei cominciava a soffrire di meno, il piacere prendeva il sopravvento sul dolore, noi ci siamo girati a pancia sotto perché così ci veniva un po' duro anche a noi e potevamo spingere contro il pianeta. Le chiappe del culo le stavano sempre più divaricate. Pedro ha cominciato a ridere, ci siamo girati e aveva la siringa in mano. Sono tre anni che si fa, che riesce a lavorare a studiare ad amare a svegliarsi la mattina, eppure si fa. Lui è uno di quei tossici ancora vivi che convive con la morte. Si alza la mattina prende il caffè e si fa la prima pera, poi lavora, e torna a casa. Mangia, dorme una mezz'ora, torna al lavoro, riesce alla sei, saluta Nicola al bar Birra Pillole e Goldoni, fa due brindisi alla prima cosa che gli passa per la testa e poi torna sul divano. Toglie le scarpe. Tiene un po' i piedi in alto, li riposa e quando si sente rilassato si pianta un ago sul mancino o sul destro, a seconda di quello che ha usato la mattina. Così da tre anni, da quando lo conosco. Hegel mi ha messo una mano sulla spalla, era sconvolto: no, non ci credo, non lo può fare, meglio i piedi Pedro!, Pedro meglio le mani!, meglio qualsiasi altra vena! Ma l'altro già urlava ve la do io la sega adulta, guardate qua, ve la do io la sega,  ve la do io la, ve la do, ve la….e poi è rimasto così nudo per due ore come un'impronta umana caduta lì da molto in alto, da troppo in alto. 

postato da biancaneve | 03:06 | commenti (2)
lunedì, marzo 24, 2008
 

L’odore di bagnoschiuma in circolo nelle vene e il blu è dappertutto, come un oceano in tempesta intorno al  letto, dove cercare un sonno quieto. Una medusa trasparente  mi respira tra le gambe, ha negli occhi fette di luna, mi guarda vivere e mi vomita paura. O forse è una crisalide bambina, un'insetto fluorescente solerte e coscienzioso, un' icona che sanguina. Il sonno non arriva più dolce, come l'avanzare della marea, mi prende violento e chimico come la porta di un ascensore che ti si chiude sulle dita. Dentro la mia testa canto filastrocche per farmi perdonare. (serial queer).
Io non ricordo. Io non dimentico.
So che al mio risveglio, ero maledettamente sensibile.
 (serial QUEEN).
E sempre in cerca di un posto dove sentirsi a casa. Di un odore di dolci al forno, cinnamomo e lavanda.
it's my home  listens to my heartOh baby, baby, f
orse dentro le proprie costole c'è la prima rivoluzione, un monumento d’acciaio conficcato in una torta di neve. Il senso di colpa è un  ballo di gruppo, my little baby, una tarantella, una pizzica pizzica, ma si canta in silenzio, da soli. È la voce del lupoangelo che scova ogive, orifizi, feritoie, punti di transito. E uccide lentamente.

[Splindercontaminazione, cocktail shakerato di impronte digitali, senza principio gerarchico. Bricolage di bassa fattura, sartoria ricontestualizzata, magma di escrementi, tracce, perle, pensieri, cicatrici, molliche, stridìi, per rintracciare il liquido invisibile che lega le parole, perfettamente trasparente, che suda nel monitor.
Siamo Io mutanti, identità gemelle, fiori vivi, spiedini al sangue].

 


 

Mi piace quando sorridi, baby. Anche nel sorriso hai il tuo vestito di lutto, il tuo mosaico d’ametista, la luce trasparente di un lumino da obitorio.
Sarà per il tuo cuore di cristallo purissimo, così soffice, così fragile: una spugna sempre umida che ha assorbito il tempo, ogni taglio di capelli, ogni inizio, ogni away, ogni forever e ogni mai.
Pulsa rabbiosamente, tramestando come un piccolo lupo nello sterco di ferite profondissime. Hai un bellissimo cuore d’oro, baby, e abbracci commoventi per gli squali che lo divorano, con l’avorio candido dei denti, a morsi piccolissimi.
Perdono per i vivi, che ancora non sanno quanto costa, un respiro.

      

by BLACK SEA

 

postato da lefty333boy | 20:54 | commenti (1)
sabato, marzo 22, 2008
 
sono un cadavere squisito
postato da angoscia | 01:59 | commenti (9)
venerdì, marzo 14, 2008
 
postato da lefty333boy | 19:01 | commenti (7)
martedì, marzo 04, 2008
 
L'Italia che non si desta..



"Tutte sciocchezze.

Io in
Italia ci
________________________benissimo.."
postato da BESTIO | 11:44 | commenti